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La Tuscia e la via Francigena

22/12/2006

La Tuscia e la via Francigena

PROCENO
ACQUAPENDENTE
SAN LORENZO NUOVO
BOLSENA
MONTEFIASCONE
VITERBO
SAN MARTINO AL CIMINO
RONCIGLIONE
VETRALLA
CAPRANICA
SUTRI
MONTE ROSI
VIA TRIUNPHALIS
MONTE MARIO
ROMA




La Via Francigena che da Canterbury ( si trova nel Sud Est dell'Inghilterra ed è la sede dell'Arcivescovo di Canterbury, il Primate dell'Inghilterra, capo della Chiesa Inglese e di tutti coloro che professano la Fede Anglicana ) è un itinerario della storia, una via maestra percorsa in passato da migliaia di pellegrini in viaggio per Roma. La storia narra che fu Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, recandosi nella “Città Eterna” in visita al Papa Giovanni XV, a segnare l’inizio del cammino, noto come Via Francigena, o via “francesca”, via, cioè, proveniente dalla Francia, determinando la nascita di uno dei più importanti itinerari di pellegrinaggio.

Questa via attesta infatti l'importanza del pellegrinaggio in epoca medioevale: esso doveva compiersi prevalentemente a piedi (per ragioni penitenziali) con un percorso di 20-25 kilometri al giorno e portava in sé un fondamentale aspetto devozionale: il pellegrinaggio ai Luoghi Santi della religione cristiana. Va detto che queste vie di pellegrinaggio erano allo stesso tempo vie di intensi scambi e commerci e che le stesse venivano percorse dagli eserciti nei loro spostamenti. Va sempre ricordato, però, che non si trattava propriamente di “una” strada ma di un’”area-strada”, di un insieme di percorsi usati in tempi diversi e forse con funzione diversa, a seconda dei tipi di traffico e delle vicende politiche, topografiche e climatiche delle varie zone.

Non una sola Francigena, dunque, ma “tante” Francigene, confluenti tra di loro in alcuni punti nodali.



Nella Tuscia il percorso si snodava toccando Proceno stazione di posta; Acquapendente tappa fondamentale per i pellegrini; Bolsena -miracolo di Santa Cristina- ; Montefiascone; Viterbo che divenne uno dei cardini dell’intero percorso ricco di “ospizi”, alloggi e memorie storiche. Nacque il problema dell’attraversamento dei Monti Cimini tentato –a seconda dei periodi- a destra e a sinistra del Lago di Vico. Da una parte s’incontrava Ronciglione e la chiesetta di Sant’Eusebio, dall’altra sono riconoscibili tratti dell’antico percorso tra i boschi di castagno nei pressi dell’abbazia Cistercense di San Martino al Cimino. Si proseguiva per Vetralla, dove una strada campestre conduceva alla chiesetta di Santa Maria in Forcassi, citata da Sigerico, quindi Capranica, Sutri, Monterosi.
Alla Storta, nei pressi di Roma, i pellegrini preferivano lasciare la Cassia, che attraversava zone malsane e pericolose, per seguire l’antica Via Triumphalis ed arrivavano al Vaticano dal monte Mario, detto Mons Gaudii (‘monte della gioia’).

L’accesso al piazzale della basilica di S. Pietro avveniva dal lato destro, dalla via del Pellegrino e dalla Porta Sancti Pellegrini lungo un tratto di strada che, non a caso, venne a lungo chiamato “ruga francisca” ‘strada dei francesi’.

Lungo il percorso sorsero santuari e oratori dedicati ai santi protettori del cammino, come Giacomo, Cristoforo, Michele Arcangelo, Donnino, o, più tardi, Rocco. Miracoli strepitosi accaddero lungo la Francigena, come quello di Bolsena che, avvenuto nel sacello della martire Cristina, riportò alla fede un sacerdote dubbioso, anch’egli pellegrino a Roma, e diede alla Chiesa la festa del Corpus Domini.

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