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Santa Rosa

22/11/2006

Santa Rosa Storia

Intorno alla metà del XIII sec., visse a Viterbo una giovane di nome Rosa. Rosa nacque nel 1233 da una famiglia di agricoltori. Colpita da una gravissima malattia , ebbe una visione ed espresse il desiderio di indossare la tunica di terziaria francescana, che non fu esaudito. Da allora ebbe inizio la vita pubblica di Rosa: Ella camminava per la città portando un crocifisso e predicando amore, fede e carità. L’imperatore Federico II ,temendo che la popolazione si sollevasse istigata dalle preghiere della ragazza, il 3 dicembre del 1250 la mandò in esilio a Soriano del Cimino insieme alla sua famiglia. L’esilio, tuttavia durò solo alcuni giorni perché, come aveva previsto Rosa , Federico morì il 13 dicembre del 1250. Tornata a Viterbo le fu negata la possibilità di entrare a far parte del monastero delle povere dame di San Damiano. Morì pochi mesi dopo, il 6 marzo del 1251, probabilmente per le conseguenze riemerse dalla malattia che l’aveva colpita da piccola. Fu sepolta nel cimitero della sua parrocchia, santa Maria , del poggio dove rimase fino al 1258 , anno in cui il corpo incorrotto della santa venne riesumato e trasportato a spalla da Quattro cardinali e dal Papa Alessandro IV, fino al monastero do San Damiano, oggi a lei intitolato.

La Macchina di Santa Rosa

Il trasporto della macchina di Santa Rosa avviene ogni anno il 3 settembre alle ore 21.00. Il percorso , lungo 1,200 metri , si svolge per le vie della città, completamente al buio. L’unica fonte di luce è costituita dalla struttura illuminata chiamata anche il “campanile che cammina”. La tradizione vuole vedere nel trasporto della Macchina di santa Rosa un omaggio per l’adempimento di un voto formulato dai viterbesi in occasione della Pestilenza del 1657; ma le documentazioni circa una processione istituita negli anni precedenti, fanno pensare ad una consuetudine più antica , una probabile rievocazione della traslazione del corpo di Santa Rosa , avvenuto nel 1258 su richiesta di papa Alessandro IV che mentre risiedeva a Viterbo, sognò per tre volte che una ragazzina di nome Rosa, sepolta sette anni di fronte alla parrocchia di Santa Maria in Poggio, gli chiedeva di essere traslata nel monastero delle Povere Dame di San Damiano. Fu così che il 4 settembre la fece traslare solennemente nel monastero dove si moltiplicarono i miracoli. Inizialmente la macchina aveva una struttura di modesta altezza e dimensioni limitate. Nel tempo la costruzione ha subito un aggiunta progressiva di elementi che l’hanno fatta sviluppare in maniera crescente verso l’alto …quasi come se volesse raggiungere il cielo. Le linee stilistiche hanno subito una continua evoluzione , passando dal barocco , al neoclassico , al gotico , per giungere infine alle costruzioni moderne con forme elaborate al computer e illuminate da fasci di luce di diversi colori che hanno integrato l’illuminazione a fiamma viva. Anche i materiali impiegati sono cambiati nel tempo, per cercare di supportare con materiali sempre più leggeri la dimensione sempre più ampia, dal legno fino al polistirolo espanso. Infatti le dimensioni della base hanno misure fisse obbligate dalle strettoie del percorso mentre il peso e l’altezza della costruzione sono andate progressivamente aumentando raggiungendo i 34 metri di altezza e 70 quintali di peso. Nel 1986 tali misure sono state ridotte a 50 quintali per il peso e 28 metri per l’altezza per motivi di sicurezza. Ogni macchina effettua un minimo di cinque trasporti. Al termine dei cinque anni una commissione giudica i progetti per la nuova macchina , nell’ambito di un concorso pubblico sancito dal comune di Viterbo , e ne decreta il vincitore.

Il Sodalizio dei facchini di Santa Rosa

Il sodalizio Facchini di S.Rosa si è costituito nel 1978 con il riconoscimento del comune di Viterbo che ne ha approvato lo statuto, istituendo la sede in un antico palazzetto ristrutturato nel quartiere medievale di S.Pellegrino. Lo scopo del sodalizio è quello di mantenere uniti da un forte spirito di responsabilità i Facchini di Santa Rosa per far sì che il trasporto della macchina di Santa Rosa avvenga con l’impegno fisico e morale , necessario a tenere sempre viva la tradizione ultra secolare che dà onore e vanto alla città di Viterbo. Il sodalizio promuove altresì attività culturali , assistenziali , turistico-creative, di mutuo soccorso e morali per affiatare maggiormente il proprio tessuto associativo. In tal senso è costituita anche la Polisportiva Sodalizio Facchini di Santa Rosa gestita con proprio regolamento con lo scopo di migliorare l’organizzazione dei compiti e delle responsabilità e programmare organicamente l’attività annuale , finalizzata alla preparazione delle festività in onore della santa Patrona e alla cura di tutti gli aspetti tecnici riguardanti il Trasporto vero e proprio . La selezione dei nuovi facchini attraverso la “prova di portata” è uno tra gli appuntamenti annuali più coinvolgenti per l’intera città. Un’apposita commissione , composta dal presidente del sodalizio , dal capo facchino e dal resto del consiglio direttivo , si riunisce per valutare le prestazioni dei veterani e dei giovani aspiranti e definire la formazione per il trasporto annuale. Il riconoscimento formale del sodalizio come entità collettiva ha permesso di migliorare e regolamentare i rapporti tra facchini , comune e costruttore ;di fatti è divenuta indispensabile l’esigenza di lavorare alla realizzazione dell’evento secondo i principi di collaborazione reciproca e di comune interesse . Interessante è l’iniziativa , attuata dal 1994 in collaborazione con il Comune di Viterbo , di aprire costantemente al pubblico il museo del sodalizio Facchini di Santa Rosa presso la stessa sede.

I Facchini

I facchini , ovvero il gruppo delegato dalla comunità per officiare il rito, costituiscono il Motore della Macchina di santa Rosa, sono gli interpreti principali del trasporto , i veri protagonisti dello spettacolo. Tutti i facchini e gli aspiranti tali devono superare la “prova di portata”che si svolge ogni anno all’interno dell’ex-chiesa di Santa Maria della pace alla fine di giugno. Introdotta nel 1968 , la prova consiste nel trasportare sulle spalle per circa 80 metri una “cassetta” riempita con lastre di ghisa del peso complessivo di 150 chilogrammi . La commissione valuta la prova e, in base ai risultati stila la formazione dei facchini per il 3 settembre. La posizione che ogni facchino assumerà durante il trasporto viene stabilita in base all’altezza e , soprattutto , all’esperienza. Infatti i facchini con maggior esperienza sono posizionati sotto la base della macchina e vengono chiamati “ciuffi ”( nome riferito al copricapo in cuoio imbottito ,utilizzato per proteggere la zona cervicale ,sulla quale ricade il peso maggiore); ai lati della base si trovano le “spallette”( così chiamate perché tutto il peso ricade appunto sulla spalla), tra cui si distinguono quelle “aggiuntive” che entrano in funzione solo nei tratti più larghi del tragitto. Le “ stanghette” si trovano davanti e dietro la struttura e hanno un compito di sicurezza molto importante:attenuare le oscillazioni della Macchina durante il trasporto. Poi ci sono gli “addetti alle corde” e gli “addetti alle leve” che intervengono solo nell’ultimo tratto del percorso :la salita. La formazione è guidata dal “Capo Facchino”, scelto tra i facchini che contano almeno 20 anni di esperienza nel trasporto. I facchini hanno una divisa bianca,con una fascia rossa in vita e un fazzoletto bianco legato in testa alla “pirata”, che indossano esclusivamente nell’ambito dei festeggiamenti in onore di Santa Rosa . Il Capo Facchino e le guide hanno invece i pantaloni neri e una fascia con i colori di Viterbo, (giallo e azzurro) a tracolla.

Il museo del Sodalizio dei Facchini

Il museo del Sodalizio dei facchini è aperto regolarmente al pubblico dal 1994. Questo museo è una delle realtà culturali più singolari nel panorama cittadino,sia come luogo di raccolta ed esposizione di oggetti , sia come punto di incontro dinamico , per i facchini e la popolazione che mantengono viva la tradizione. L’esposizione si sviluppa in due piani ,l’ingresso al piano terra,introduce nella prima sala,dove sono esposti dieci modelli in scala delle macchine trasportate nel passato , espressione dell’evoluzione continua del gusto e della tecnica costruttiva della rappresentazione . Il modello più antico proposto della macchina risale al 1690(di cui l’originale conservato al Museo Civico) I modelli successivi , esposti in ordine cronologico , sono tutti riferibili al secolo XX. La Macchina di S.Rosa attuale, ideata dall’architetto e facchino Raffaele Ascenzi è stata costruita e denominata “Ali di Luce”. E’ possibile inoltre consultare più di sessanta disegni originali di Macchine trasportate dal 1700 al 1924, conservati al Museo Civico .

Significativa è la ricca raccolta fotografica conservata nell’archivio che documenta la storia e l’evoluzione della tradizione nel secolo scorso della città. Al secondo piano del Museo è possibile assistere alla proiezione di filmati recenti e passati , che comunicano la suggestione e l’emozione che questo evento spettacolare suscita nella folla di migliaia di spettatori che affluiscono per l’occasione. Il terzo piano , chiuso al pubblico , ospita la sala consigliere del Sodalizio , nella quale si riunisce settimanalmente il Consigliere Direttivo per lo svolgimento delle attività.
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