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L'istituto GGP INVESTIGAZIONI di Viterbo, Gruppo
Giuseppe Pandolfi, opera, come investigatore
privato, su tutto il territorio nazionale dal
2010, impiegando valide risorse tecnico-
strumentali e personale altamente qualificato
nonché costantemente aggiornato.
L'Agenzia Investigativa offre una vasta gamma di
servizi in risposta alle esigenze di Aziende ed
Enti o privati cittadini nonché studi legali e
servizi di sicurezza.

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Assegno di mantenimento del coniuge:

L’assegno di mantenimento, infatti, può mutare nel tempo al mutare delle condizioni di vita dei coniugi, sempre e soltanto in conseguenza del provvedimento del giudice, così come può essere revocato e, quindi, non più dovuto.

Innanzitutto, l’obbligo al mantenimento può cessare perché il coniuge cui l’assegno deve essere corrisposto vi rinunzia. Ciò può accadere per diversi motivi: ad esempio perché non si vuole pretendere nulla dall’ex coniuge o per dare risalto a quella pur insufficiente indipendenza economica che con impegno si è raggiunta. Fatto sta che alla rinunzia in costanza di separazione, però, non consegue l’esclusione automatica dall’assegno in sede di divorzio, e anche alla rinunzia in sede di divorzio non consegue l’immodificabilità, in seguito, delle statuizioni operate dal giudice.

In secondo luogo, in caso di morte del coniuge obbligato al mantenimento, l’altro coniuge cessa di averne diritto. Quest’ultimo, però, può avanzare la pretesa di una quota dell’eredità, il cui importo dovrà essere tendenzialmente proporzionale all’importo dell’assegno di mantenimento, ma sarà sempre mitigato ad esempio dalle condizioni degli altri eredi, nonché dalla somma che il coniuge ha percepito a titolo di mantenimento in precedenza. In ogni caso gli eredi non saranno tenuti a versare altri assegni mensili poiché il mantenimento è un dovere di tipo strettamente personale, ossia non può ricadere sugli eredi.

Ancora, quando il coniuge che ha diritto all’assegno di mantenimento forma un nuovo nucleo familiare con un’altra persona, convolando a nuove nozze, viene ad estinguersi anche il diritto al mantenimento, poiché in tal modo il coniuge ha reciso ogni legame con il precedente matrimonio che potesse legittimare l’obbligo al mantenimento. Anche semplicemente iniziando una convivenza, grazie alla quale il problema dell’incapacità di autosostenersi viene superato con l’apporto di un nuovo reddito da parte del nuovo partner, possono verificarsi i presupposti per una modifica o revoca dell’assegno di mantenimento, in conseguenza del ricalcolo della situazione economica del coniuge che richiede il mantenimento, che risulterà senza dubbio diversa, ma, in costanza di separazione, bisognerà valutare se la modifica delle sue condizioni economiche è sufficiente a mantenere un tenore di vita analogo a quello precedente oppure no. Di contro, invece, la creazione di un nuovo nucleo familiare da parte del coniuge obbligato a versare il mantenimento non sarà causa di cessazione dell’obbligo, ma al più potrà divenire causa di un mutamento dell’importo dell’assegno in ragione del fatto che l’aver creato un nuovo nucleo familiare può importare un peggioramento delle condizioni economiche, nel caso in cui ad esempio egli debba provvedere anche ai bisogni del nuovo partner e degli eventuali nuovi nati.

A prescindere dalla formazione di un nuovo nucleo familiare, come hai potuto vedere la cessazione dell’obbligo di corrispondere il mantenimento deriva principalmente da un mutamento delle condizioni economiche, che può derivare da diversi fattori. Ad esempio il coniuge economicamente debole perché disoccupato è riuscito a trovare lavoro, raggiungendo un tenore di vita analogo a quello del matrimonio. Ciò sarebbe motivo di cessazione in sede di separazione, mentre in sede di divorzio basterebbe l’aver raggiunto l’indipendenza economica, ovvero la capacità di mantenersi da sé

. Non solo un nuovo impiego, ma anche ad esempio una cospicua eredità può mutare le condizioni economiche del coniuge debole, consentendogli di godere di un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, ma ovviamente ciò non vale per un’eredità di poco conto.

Infine, non devi dimenticare che l’addebito della separazione impedisce al coniuge richiedente il mantenimento di ottenerlo. Ciò comporta che, laddove l’assegno di mantenimento fosse già stato stabilito e il corrispettivo obbligo fosse già esistente, l’addebito della separazione al coniuge che ne aveva diritto estingue l’obbligo al mantenimento precedentemente stabilito.

Non avviene però il contrario: l’addebito della separazione al coniuge tenuto a corrispondere il mantenimento non lo fa cessare. Perciò, se sei in procinto di separarti o di richiedere il mantenimento, ti conviene comportarti con cautela.

Come puoi vedere, infatti, la materia del mantenimento è fatta di numerosi contrappesi studiati per riportare sempre l’equilibrio laddove sia venuto a mancare.

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/249007_assegno-di-mantenimento-del-coniuge-quando-cessa

 
Il tradimento del marito o della moglie.

Infedeltà: quali conseguenze?

Da un punto di vista pratico le conseguenze per l’infedeltà coniugale non sono così rilevanti. Per quanto infatti riguarda l’aspetto successorio, non è così frequente che una persona muoia nel breve lasso di tempo che va tra la separazione e il divorzio (6 mesi in caso di separazione consensuale; 1 anno in caso di separazione giudiziale).

Dall’altro lato, la perdita del diritto al mantenimento rileva solo quando l’infedele ha un reddito più basso. Quest’ultimo aspetto merita di essere approfondito. Lo faremo ricorrendo ad alcuni esempi pratici.

Mario, con un reddito di 2mila euro al mese, è sposato con Maria la quale ha invece uno stipendio di 500 euro al mese. Mario e Maria si separano per incompatibilità caratteriali. Nessuno dei due, dunque, subisce l’addebito. Mario dovrà versare a Maria un mantenimento di circa 300 euro al mese.

Se dovesse risultare che Mario ha tradito Maria, il primo subirebbe l’addebito. Tuttavia per lui non ci sarebbe alcuna ulteriore conseguenza atteso che, comunque, resta tenuto al mantenimento in ragione del suo reddito superiore. Il mantenimento non è infatti una sanzione per aver tenuto un comportamento colpevole ma solo una misura assistenziale in favore di chi è economicamente più debole. Anche se Mario fosse stato disoccupato o con un reddito inferiore a Maria, l’impugnazione dell’addebito per tradimento non avrebbe comportato, per lui, l’obbligo di versare il mantenimento all’ex moglie.

Diversa è la soluzione nel caso in cui sia Maria a tradire Mario. Come detto, l’addebito implica solo la perdita del diritto al mantenimento. In questo caso, dunque, la moglie non potrà chiedere l’assegno, anche se nullatenente. Questo però vale solo per il mantenimento a lei diretto; se invece la coppia ha avuto dei figli, Mario resterà comunque tenuto a mantenere i minori o i maggiorenni non ancora autosufficienti sul piano economico.

Infedeltà: posso chiedere il risarcimento del danno?

Solo raramente i giudici hanno riconosciuto, in caso di infedeltà coniugale, oltre all’addebito anche il diritto al risarcimento del danno. Ciò scatta non quando il coniuge tradito abbia subito uno “scossone psicologico”, la depressione per il fallimento del matrimonio e un dolore interiore. Si ha diritto al risarcimento solo allorché le modalità del tradimento hanno leso la reputazione del coniuge tradito. Si tratta, insomma, di una misura rivolta solo a tutelare l’immagine pubblica della “vittima”. Si pensi all’ipotesi in cui Maria tradisce Mario con il suo migliore amico e tutta la cittadinanza o gli amici lo sanno. O quando Mario esce con la propria segretaria, con cui ha una relazione, incurante del fatto che la gente mormori alle spalle di Maria.

Come dimostrare il tradimento

Per far scattare l’addebito per il tradimento non è necessaria la prova di una relazione fisica o stabile. Bastano i semplici indizi che siano indicativi di una relazione affettiva o di un’attrazione fisica. Quindi il messaggio lasciato su una chat, con apprezzamenti e inviti a un rapporto sessuale, sono sufficienti a far scattare l’addebito anche se non viene dimostrato un incontro effettivo tra i due amanti segreti. Lo stesso dicasi per lo scambio di immagini provocanti.

Si fa sempre più ricorso agli investigatori privati. I loro report non sono però una prova. Lo possono essere le fotografie scattate dal detective.

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/246931_linfedelta-coniugale

 
Investigatore privato per controllare i dipendenti?

Il controllo del corretto svolgimento della prestazione lavorativa dentro e fuori i locali aziendali è vietato.

I casi di controllo del dipendente per lavoro presso altre aziende in concorrenza, controllo dei permessi per malattia o fruizione della legge 104/92 sono leciti perché non riguardano lo svolgimento della prestazione lavorativa.

Recentemente la Corte di Cassazione (Cass. Ordinanza 15094 del 11.06.2018) ha precisato che resta giustificato il controllo occulto sull'esecuzione della attività lavorativa vera e propria, tramite l'impiego di investigatori privati, in caso di motivato sospetto che il lavoratore stia commettendo un reato (ogni comportamento del dipendente che configuri ipotesi penalmente rilevanti).

Inoltre, è necessario procedere all'acquisizione di dati, informazioni e prove nel rispetto della normativa vigente per evitare l'eventuale illegittimità del licenziamento (affidarsi ai professionisti di settore).

La risposta, quindi, è sì; ma occorre precisare che le cause per legittimare questa soluzione dovranno essere "ipotesi penalmente rilevanti", altrimenti le prove raccolte saranno ritenute illegittime ai fini di un possibile licenziamento.

Infatti, qualora sia trovato qualche vizio di forma effettuato dal datore di lavoro, Il lavoratore potrebbe richiedere il reintegro sul posto di lavoro.

Affidati a noi per verificare se la tua fiducia è mal riposta e riprenditi il rispetto dovuto alla tua azienda.

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Difendere la reputazione della tua azienda

Difendere la reputazione della mia azienda, è possibile?

La personal reputation di un’azienda è molto importante poiché questa impatta direttamente sulla percezione che i clienti hanno di essa.

Sono molteplici i fattori che ne determinano la bontà: qualità del prodotto servizio, qualità percepita dai consumatori, rete di distribuzione, ecc.

Tra questi fattori primari ce ne sono altri estremamente importanti, monitorabili e in caso risolvibili, a cui spesso non si presta attenzione: "Cosa dicono i dipendenti dell’azienda dove lavorano?", "C’è una notizia denigratoria sulla mia azienda?"

Non lasciare la reputazione del tuo brand in mano ad altri.

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Cassazione, il papà in congedo parentale non si occupa del figlio? Giusto licenziarlo

Roma, 11 gennaio 2018 - Se il neo-papà chiede e ottiene il congedo parentale ma poi non utilizza quelle ore libere per stare col bebè, può essere licenziato. Lo ha stabilito la sezione Lavoro della Cassazione, confermando così la decisione della Corte d'Appello dell'Aquila nei confronti di un dipendente di una ditta di trasporti.

Per legge il lavoratore-genitore ha diritto di astenersi dal lavoro fino ai primi otto anni di vita del bambino, percependo solo fino al terzo anno un'indennità pari al 30% dello stipendio. Ma il permesso, spiegano i giudici, vale solo se è legato "all'interesse del tutelato", ovvero del bambino.

E sembra che questo papà abruzzese non avesse ben chiato il concetto, visto che "per oltre la metà del tempo concesso a titolo di permesso parentale" non aveva "svolto alcuna attività a favore del figlio".

Come è satto scoperto? Il datore di lavoro l'aveva appurato ingaggiando un'agenzia investigativa, che aveva fatto appostamenti e fotografato l'uomo. C'è stata un condotta, sottolinea la Cassazione, "contraria alla buona fede" e lesiva della buona fede del datore di lavoro - "privato ingiustamente della prestazione lavorativa del dipendente" - oltre che dell'ente previdenziale che eroga la prestazione assistenziale.

L'uomo, nel suo ricorso, aveva puntato sull'illegittimità del licenziamento. Secondo lui il congedo non è equiparabile ai permessi per assistere familiari disabili previsti dalla legge 104, e che non era stato accertato che avesse fatto un altro lavoro durante il periodo di congedo. Ma a tale proposito, i giudici della Cassazione osservano che il principio vale tanto per chi nei giorni di congedo si dedica a un altro lavoro, anche se lo fa per "l'organizzazione economica e sociale della famiglia", quanto per il genitore che "trascura la cura del figlio per dedicarsi a qualunque altra attività", come nel caso di questo papà abruzzese.

I Giudici spiegano ancora: "conta non tanto quel che il genitore fa nel tempo da dedicare al figlio, quanto piuttosto quello che invece non fa nel tempo che avrebbe dovuto dedicare al minore".

Infatti, il congedo "non attiene a esigenze puramente fisiologiche del minore ma, specificamente, intende appagare i suoi bisogni affettivi e relazionali onde realizzare il pieno sviluppo della sua personalità sin dal momento dell'ingresso in famiglia".

FONTE
http://www.quotidiano.net/cronaca/congedo-parentale-padre-1.3657768

 
Assegni di mantenimento

L'assegno di divorzio o di mantenimento può essere negato alla donna senza reddito e disoccupata, ma che si rifiuta di trovare lavoro, nonché a colei che ha iniziato una convivenza stabile con un nuovo compagno.

Questo è quanto afferma la Cassazione in recenti sentenze.

Anche l'importo dell'assegno è variabile in base ai redditi dichiarati e spesso gli ex cogniugi provano a nascondere le proprie entrate.

In questi casi può essere molto utile rivolgersi a un investigatore privato che potrà portare agli atti le prove che attestino la mancanza di redditi dichiarati o l'eventuale convivenza stabile.

Per non correre rischi affidati ad un investigatore privato autorizzato. Chiedici un preventivo.

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Un investigatore privato può filmare un dipendente

L’azienda può mettere alle costole dei dipendenti assenti per malattia un investigatore privato che ne verifichi i movimenti. L'investigatore, con una telecamera, può riprendere il lavoratore mentre svolge attività incompatibili con la patologia dichiarata nel certificato medico (ad esempio, se a fronte di una lombosciatalgia, il dipendente viene sorpreso sollevare carichi pesanti; se, a fronte di una convalescenza da polmonite, viene trovato in giro per la città a fare spesa).

In questo caso è legittimo il licenziamento in tronco (ossia senza preavviso) intimato dal datore di lavoro sulla disponibilità dei filmati realizzati dal detective. Video che costituiscono una prova se non contestati con adeguate e convincenti motivazioni.

I filmati dell’investigatore privato non violano né il diritto alla privacy, né lo Statuto dei lavoratori che vieta le riprese dei dipendenti per controllarne l’attività, ma solo all’interno del posto di lavoro.

Per non correre rischi affidati ad un investigatore privato autorizzato. Chiedici un preventivo.

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E' legale assumere un investigatore privato?

È lecito pedinare, registrare, fotografare la moglie o il marito sospettato di tradimento, un lavoratore dipendente che è ufficialmente in malattia o in permesso, o il socio che potrebbe stornare la clientela o fare concorrenza sleale?

E' lecito assumere un investigatore privato, a prescindere dallo scopo per il quale questo viene assoldato e dalla persona che diventa oggetto di pedinamento; ciò che potrebbe essere illecita è la concreta modalità in cui questi esplica il mandato attribuitogli.

Gli investigatori privati professionali conoscono le leggi, seguono una sorta di codice disciplinare. Chi assume un investigatore non corre alcun rischio se l'investigatore assunto infranga tali norme, a meno ché non lo abbia richiesto escplicitamente.

Bisogna fare attenzione al "fai da te". Il reato di pedinamento non esiste, ma si può essere denunciati per molestie o stalking.

Per non correre rischi affidati ad un investigatore privato autorizzato. Chiedici un preventivo.

Per approfondire:

 
Telecamere per proteggersi dai furti dei dipendenti

Secondo la Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 16 – 22 gennaio 2015, n. 2890 è possibile usare una telecamera nascosta sul lavoro come prova del furto dei dipendenti.

Sostanzialmente il datore di lavoro può incaricare un investigatore privato di installare una telecamera nascosta sul luogo di lavoro per scoprire eventuali reati dei dipendenti, come la sottrazione o il furto di denaro dalla cassa: in tal caso, l’uso della “videosorveglianza” è del tutto legittimo perché non ha la finalità di controllare il lavoro dei dipendenti (vietata dallo Statuto dei lavoratori).

Le riprese video effettuate dal datore di lavoro dunque sono utilizzabili come prova nel processo.

Non vale la tesi a favore del dipendente secondo cui l’installazione della telecamera sarebbe avvenuta abusivamente perché volutamente nascosta ai dipendenti. Tale obiezione non è accettabile secondo la Cassazione, secondo cui l’impiego, tramite un investigatore privato, di una telecamera nascosta è legittimo se deciso dal datore di lavoro non per il controllo a distanza dei dipendenti, bensì per la “difesa del patrimonio aziendale, attraverso la documentazione di attività potenzialmente criminose". E, infatti, le videoriprese possono certificare il reato del dipendente, beccato a rubare merce dal magazzino o a sottrarre denaro dalla cassa.

Per essere sicuri di poter usare tali prove è indispensabile avvalersi di un investigatore professionista e certificato. Per maggiori informazioni o un preventivo gratuito contattaci subito.

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Licenziamento del lavoratore per assenza ingiustificata

E' legittimo il licenziamento del lavoratore per assenza ingiustificata per malattia.

Il “finto malato” che, pur avendo consegnato il certificato medico, e superato il controllo della visita fiscale, sia sorpreso al di fuori della propria abitazione in un'attività che non avrebbe potuto svolgere, non ha scampo.

Esiste una nutrita casistica giudiziale a conferma e, secondo la Cassazione, è anche legittimo che l’azienda assuma un detective per pedinare il dipendente che fruisce ingiustificatamente della malattia, seppure per un giorno soltanto.

Sono quindi da eliminare le incertezze che ruotano intorno all'assenze per malattia, causate da interpretazioni della normativa non sempre limpide e, talvolta, discordanti.

Ancora oggi sono davvero tante le persone convinte che esistano i “permessi retribuiti per malattia”, come si trattasse di permessi ex festività, o per motivi personali: in pratica, questi soggetti ritengono che le giornate di malattia spettino, in una determinata misura annuale, a prescindere dal verificarsi della mattia, ovvero che i lavoratori ne possano fruire anche se perfettamente sani.

In molti casi, tramite la visita fiscale non si riesce a ricostruire l’esatta entità o la presenza della patologia, cosicché il medico non può far altro che certificarla.

Avvalersi di un servizio di investigazione privata è, in questi casi, indispensabile per cogliere sul fatto il dipendente assente, ad esempio per una lombosciatalgia, intento in un'attività sportiva.

Per preventivi e maggiori informazioni contattaci.

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