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Tradizioni che scompaiono ad Orte e Vasanello.

27/03/2007

Se la Tuscia è una terra ricca di tradizioni millenarie, molte delle quali ancora vive, tuttavia, come spesso accade, con il passare del tempo molte di queste tradizioni, ad esempio quelle legate alla religiosità, cambiano e a volte purtroppo vengono dimenticate. È questo il caso della Pasquetta e della Settimana Santa di Vasanello, un caratteristico borgo alle pendici dei Monti Cimini. Tempo addietro qui il lunedì di Pasquetta veniva festeggiato con la “Poggiata”: gruppi di allegri compaesani si recavano nei campi, sempre nei pressi di una chiesa, dove tra musiche di fisarmoniche e altri strumenti, e tra venditori di noccioline, porchetta e anguille consumavano la “merenda”; per l’occasione era uso affettare i capicolli nuovi, a suon di fisarmoniche. La
settimana Santa poi era vissuta in maniera diversa, la partecipazione era maggiore sia ai riti sacri che alla vita parrocchiale, anche perché fino a qualche decennio fa il tempo libero di molti compaesani veniva trascorso proprio nelle chiese. Durante i giorni che precedevano la Pasqua ci si apprestava alla preparazione dei Santi Sepolcri, mentre i pomeriggi in Chiesa si recitava lo “ufficio delle tenebre”, e la “Battitura di Giuda” era simboleggiata da quella di grosse pertiche e veniva eseguita dai “Monelli”; allestiti i santi sepolcri, il giovedì santo si effettuava poi un pellegrinaggio verso di essi. Ad Orte, invece, il Vescovo benediva gli Oli Santi e anche qui veniva riprodotto il rito della Battitura e recitato l’Ufficio delle Tenebre, ma in più la cosa curiosa è che
venivano legate le Campane, in maniera tale che nessuno potesse farle suonare; il Venerdì Santo si svolgeva una solenne processione la cui figura di spicco era il Cireneo, una figura davvero particolare, questa, che incuteva rispetto e anche un po’ di timore: vestito di bianco e con le catene ai piedi, egli portava una croce e seguiva l’itinerario della processione, mentre lo strofinio delle catene che si udiva nei vicoli bui, illuminati solo dai “moccolotti”, creava una atmosfera estremamente suggestiva. La tradizione vuole poi che il Cireneo fosse anonimo e quindi tutti si chiedevano chi potesse essere, e i bambini, dal canto loro, avevano paura di lui poiché gli veniva raccontato che era un ladro di galline. Infine, vi era la consueta benedizione dei casali e delle abitazioni.
Il Sabato Santo i riti erano più festosi poiché si annunciava la Resurrezione di Cristo, e avvenivano con le funzioni del Fuoco Sacro e dell’Acqua Santa e con lo scioglimento delle Campane che esprimeva il comune sentimento di festa.Sicuramente le varie Processioni e rappresentazioni della Passione di Cristo che, secondo un fiero orgoglio campanilistico, ogni paese del Viterbese ancora oggi attua il Venerdì Santo, tendono a riprodurre il più fedelmente possibile quelle originarie e la partecipazione dei fedeli è tutt’oggi intensa; la scomparsa di queste tradizioni (pur relativamente rara nella Tuscia) è quindi imputabile alla frenetica, scettica e divoratrice vita moderna, che – paradossalmente! - non riesce a stare al passo con gli impegnativi ritmi del passato, che esigevano dal fedele impegno, pazienza e dedizione pura.

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